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Wednesday, April 10, 2019


Il “Immanu” cioè la Segale, cereale dei climi freddi, è coltivato sull’Etna fin dal Medioevo. Alcuni storici ritengono che furono i monaci Benedettini a seminarla per primi presso il monastero di S. Nicola, oggi sede dell’Ente Parco dell’Etna. Per secoli le alte e leggere spighe di Segale hanno caratterizzato le pendici etnee fino a quote superiori ai 1.500 metri, soprattutto dove i suoli sono poveri, inadatti a coltivazioni più esigenti. Il pane di Segale, scuro e nutriente, ha sfamato lungamente le genti dell’Etna prima di essere messo da parte nel secondo dopoguerra perché ritenuto cibo da poveri. Oggi il consumatore, sempre più attento alla riscoperta del gusto, alla salute e all’ambiente, ne apprezza le qualità. L’Università degli Studi di Catania, Dipartimento di Agricoltura Alimentazione e Ambiente grazie ad un accordo siglato con l’Ente Parco ha caratterizzato un ecotipo di Segale ritrovato nel territorio etneo creando così le premesse per valorizzare questa piccolissima ma preziosa parte della biodiversità agricola del territorio tutelato dal Parco dell’Etna. In allegato trovate la relazione conclusiva dell’attività di caratterizzazione che costituisce il solido fondamento per una nuova diffusione della coltivazione di questo prezioso cereale minore in tutta l’area protetta con l’obiettivo di fare conoscere un prodotto sano, realizzato nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’agricoltore, protagonista del presidio del territorio.

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