La sede del parco
L’EX MONASTERO BENEDETTINO DI SAN NICOLO’ LA RENA A NICOLOSI

Nella primavera del 2005 l’Ente Parco dell’Etna si è insediato nella nuova sede, l’ex Monastero dei Benedettini di San Nicolò La Rena, antico e prestigioso edificio di grande valore storico e architettonico attorno al quale nacque e si sviluppò la comunità di Nicolosi.
Il Monastero, restituito alla collettività dopo lunghi anni di abbandono e un complesso lavoro di risanamento conservativo, rappresenta, per le genti dell’Etna ma anche per tutti coloro che, da ogni angolo del mondo e in ogni stagione vengono a visitare il territorio del Parco, una spazio riconquistato alla cultura, alla natura, alla promozione dei prodotti tipici. Ed anche un punto di riferimento fondamentale per accogliere ed ospitare, come è già accaduto più volte, significativi eventi culturali e scientifici e manifestazioni di educazione ambientale. Tra di essi, insieme a numerose iniziative di rilievo anche nazionale nel settore delle vulcanologia, spicca il VI Congresso Nazionale della Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve, celebrato nel 2006 con la presenza di tutte le aree protette del nostro Paese.
Dopo la palazzina d’ingresso, realizzata ex novo con la funzione di “front office” dell’Ente Parco, l’antico vialetto in pietra lavica e un’affascinante arco conducono nella zona antistante il Monastero, caratterizzata dalla presenza della cisterna “a quattro bocche”, ancora oggi attiva con i suoi quattro pozzi.
All’interno del piano terra, in quella che si presume sia stata una volta la cantina del Monastero, è stata realizzata un’area museale vulcanologica, che illustra le caratteristiche fondamentali dell’Etna: la storia geologica, le grotte, le colate laviche, le “bombe vulcaniche”. Di fronte, la ricostruzione del mondo rurale etneo. Più in fondo, la biblioteca ed il centro elaborazione dati. Sempre al piano terra, in altra zona, c’è la sala conferenze del Parco laddove si trovava la vecchia chiesa. Vi sono conservati alcuni affreschi e iscrizioni, sopravvissuti al lungo periodo di degrado dell’edificio che ha preceduto la ristrutturazione ad opera del Parco.
Al piano superiore, in quelle che erano una volta le “celle” dei monaci benedettini, ci sono oggi quasi tutti gli uffici dell’Ente.
Alle spalle dell’edificio, insiste l’area recintata con quelli che quasi certamente sono i ruderi dell’originario Monastero e accanto c’è il vecchio palmento, oggi ancora chiuso ma destinato, nei piani dell’Ente, a diventare Museo della viticoltura dell’Etna. Infine, adiacente alla sede, c’è la grande area (circa tre ettari) con il campo collezione della Banca del Germoplasma Etneo e il Sentiero del Germoplasma.
Importante, sotto il profilo divulgativo e didattico, la presenza nelle adiacenze dell’edifico principale di una stazione sismica digitale e di una stazione di rilevamento chimico dei gas, installate dall’Ente nell’ambito dell’accordo di programma con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
L’intera l’area del Monastero è stata resa accessibile anche ai disabili, agli ipovedenti e non vedenti.
Le strutture originarie dell’antico Monastero. Una campagna di scavi condotta dall’Ente Parco negli ultimi mesi del 2008 ha fatto riemergere da un passato lungo parecchi secoli le ampie e affascinanti strutture dell’originario complesso architettonico dell’antico Monastero benedettino di San Nicolò La Rena a Nicolosi, attuale sede dell’Ente Parco dell’Etna.
Immediatamente a nord dell’attuale sede dell’Ente, i lavori di indagine conoscitiva hanno portato alla luce un complesso ruderale da cui emergono ampi e suggestivi ambienti voltati che, a giudicare dal disomogeneo livello del piano di calpestio e dalla diversa tipologia muraria, fanno presumere una datazione più vicina alla data di fondazione del monastero, risalente al XII secolo. Le strutture riportate alla luce, che verranno sottoposte al più presto ad ulteriori ed approfonditi studi, preludono ad una realtà di grande interesse storico ed archeologico. Il percorso di conoscenza delle antiche strutture del Monastero, in parte crollate, in parte sepolte durante l’eruzione del 1669, servirà non solo a capirne le origini e recuperarne la memoria, ma anche a valutare una possibile riabilitazione funzionale per la pubblica fruizione, nel rispetto dell’integrità storica e culturale del luogo.
Quanto è stato fatto, insieme alle successive indagini, consentirà all’Ente Parco di decifrare definitivamente la struttura del complesso e deciderne la destinazione finale: ruderi museo di se stessi o volumi funzionali riconquistati. In ogni caso, è un contributo fondamentale all’approfondimento delle vicende storiche del Monastero.
Le antiche strutture riportate alla luce sono state recintate e messe in sicurezza, ma costituiscono certamente un notevole punto d’attrazione per i visitatori della sede del Parco.
Breve storia del Monastero – La lunga storia di questo luogo ha inizio intorno all’anno 1150, anno in cui Simone, figlio di Enrico di Policastro, concede al Monastero di San Leone del Monte Pannacchio l’ hospitale e la Chiesa di San Nicolò dicitur de’Arena. L’appellativo de arena descriverebbe la natura del suolo, consistente in sabbia vulcanica.
Il termine hospitale da alcuni viene interpretato quale domus hospitum, cioè luogo di pernottamento, da altri quale ospizio per i monaci infermi provenienti dal monastero etneo di Santa Maria di Licodia e dallo stesso Monastero di San Leone.
Esistono pochissime prove documentali sui primi anni di vita del cenobio. Certo è che, con la frequentazione di Eleonora D’Angiò, moglie di Federico III d’Aragona – la quale, a seguito del marito, si era ritirata in contrada “Cisterna Regina”, nelle anti che terre di Malpasso a poca distanza dal Monastero – lo stesso fu ampliato e frequentato da nobili e notabili, ma anche da una grande moltitudine di popolo che amava la propria regina.
Le nuove esigenze spinsero i monaci ad ingrandire l’edificio per potere ospitare i numerosi frequentatori e la stessa Eleonora, che ivi morì il 9 agosto dell’anno 1341.
Comunque, anche in seguito alle nuove esigenze della loro comunità monastica, nel 1558 i Benedettini abbandonarono i Monasteri etnei e si trasferirono definitivamente a Catania, alla Cipriana, dove edificarono uno dei monasteri più imponenti d’Europa.
L’edificio restò a disposizione della comunità monastica fino al 1866. Poi appartenne a privati per oltre un secolo, fino all’acquisto nel 1992 da parte dell’Ente Parco dell’Etna, che con una lunga ed accurata opera di risanamento conservativo, tesa a dare “l’effetto Parco” al complesso, lo trasformò nell’attuale sede istituzionale.
Il Monastero e i viaggiatori del Gran Tour. Dal momento del trasferimento dei monaci a Catania, il Monastero continuò la sua attività, anche se in tono minore. Di fatto fu adibito a “dispensa” della comunità monastica e diede ospitalità ai viaggiatori del Gran Tour, che arrivavano da tutta l’Europa per scoprire il più imponente vulcano attivo del vecchio continente, l’Etna.
Si ricordano, tra gli altri, Jean Pierre Louis Laurent Houel (1735-1813), uno dei più importanti “illustratori” della Sicilia e dell’Etna; Dominique Vivant Denon (1747-1825, che nel suo “Viaggio pittoresco a Napoli ed in Sicilia così descriveva i luoghi: “ … dopo Nicolosi si incontra un ospizio, denominato San Nicolò dell’Arena, un tempo infermeria e luogo di riposo, dove venivano a rimettersi i monaci malati del Convento dei Benedettini …”; il naturalista svizzero Salis De Marschlins (1760-1818); il romanziere Alexandre Dumas, che vi soggiornò nel 1835; il geologo Wolfgang Van Sartorius, che effettuò i suoi rilevamenti geografici tra il 1836 ed il 1842; Patrick Brydone nel 1770 e l’abate Spallanzani nel 1788, il quale ricorda il suo soggiorno nel “… gradito ospizio pè forestieri che viaggiano all’Etna …”.
Vanno ancora ricordati il poeta inglese Samuel Taylor Coleridge e tante volte citato Johann Wolfgang Von Goethe, che dopo l’ascensione ai vicini Monti Rossi così scriveva: “… Salendo sui nostri muli e guardando incessantemente indietro, abbiamo raggiunto la regione delle lave che il tempo non ha ancora domate. Dei blocchi dentellati e delle tavole ci presentavano le loro immobili masse, attraverso le quali le nostre cavalcature trovavano un passaggio a caso e alla meglio … “.
grafica
Etna e UNESCO
Nicolosi, 21 giugno 2013
L'UNESCO ha iscritto l'Etna nella World Heritage List: l'Etna è un sito naturale del Patrimonio dell'Umanità. Leggi tutto
menu
dormire
mangiare
Amministrazione trasparente